IL VANZAGO

Nell’area dove oggi sorge il complesso del Vanzago, doveva ergersi in età comunale un castello, parte integrante del sistema di fortificazione difensivo del territorio bresciano, abbattuto nel 1241 durante gli scontri tra guelfi e ghibellini.

L’attuale complesso si articola in cinque ali attorno a due corti e presenta, sul lato sud, un grande brolo recinto da una muraglia con due torrette angolari, al quale si può accedere per mezzo di un monumentale cancello.

Nel corpo centrale si trovavano cinque corpi di fabbrica quasi certamente quattrocenteschi, uno dei quali conservava esternamente tracce di affreschi. Questa prima struttura fu inglobata, nel XVIII secolo, in un complesso più ampio che ha definito la forma attuale dell’edificato. Durante questa riorganizzazione si operò una chiara distinzione tra il settore signorile (corte sud) e la parte rustica (corte nord) dotata di vaste barchesse, ovvero ali porticate che avevano la funzione di deposito di attrezzi e prodotti agricoli.

E’ inoltre presente una chiesetta che, delle fonti, risulta essere utilizzata già dal 1620-1630.

Nel 1836 Don Ambrogio Cacciamatta, frate benedettino, si ritirò in questo complesso a causa della soppressione degli ordini religiosi, dopo averlo acquistato dal marchese Solza, esponente di una benestante famiglia bresciana poi decaduta.

Il primo ottobre 1846 il Cacciamatta lasciò un testamento con la seguente volontà: <<che nel luogo di mia attuale dimora, cioè il Vanzago, sia colla mia sostanza, e colli redditi da essa procedenti, attivato e mantenuto un ospitale per la cura degli uomini miserabili oltrepassanti la pubertà, ammalati con febbre curabile, procedenti dalle Comuni di Iseo, Tavernola, Vigolo, Parzanica, Nigoline, Camignone, Monticello e Timoline…La direzione dell’andamento dello spedale ed amministrazione viene da me demandata alli m. r. padri fate-bene-fratelli>>.

Ottenuto, l’anno seguente, il decreto imperiale austriaco, i religiosi furono autorizzati all’apertura dell’Ospedale, avvenuta il 31 Luglio 1850.

Nacque quindi il Convento - spedale, così denominato dai Fatebenefratelli.

Fatto strano, Paratico non faceva parte dei paesi destinati a goderne il ricovero, così il parroco scrisse una lettera a papa Pio IX, lamentando tale esclusione. Nonostante l’intervento di Sua Santità la situazione non cambiò. 

Nel 1870 entrò in vigore la legge sulle Guarentigie e l’ordine dei Fatebenefratelli venne soppresso, ma i frati si rifiutarono di lasciare l’ospedale. Venne quindi costituita una “commissione” atta a gestire la struttura e i religiosi iniziarono uno scontro legale. Inizialmente i frati ebbero la meglio, ma in seguito l’amministrazione laica riuscì a prevalere. I religiosi nel 1873 lasciarono definitivamente il Vanzago.

Successivamente l’ospedale si occupò della sola opera assistenziale e nel 1970 venne chiuso, pur mantenendo la denominazione di Pia opera ospedale A. Cacciamatta.

La conversione ad uso ospedaliero determinò un incremento di edificati e la sistemazione del brolo utilizzato come spazio adibito a svago. Sulla facciata rivolta verso questo giardino sono collocati alcuni stemmi decorati.

L’opera pia del Cacciamatta è ricordata in due lapidi: una nella sagrestia della chiesetta del Vanzago e l’altra sul muro perimetrale del vecchio cimitero del paese.

Da alcuni anni il complesso è sottoposto ad interventi di ristrutturazione edilizia.

Tra le fonti: “Valutazione dell’edilizia storica di Paratico” di Angelo Valsecchi, 2000; “Note di storia locale (3)” di Bruno Poli Imitatori.

 

 

 

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